ma Nevoletevoi

Freaks and Tricks…

Si bello…no caro…

Posted by keebus su 21 novembre, 2007

Il collegio dove ora vivo ha a disposizione un box di garage insonorizzato, completo di mixer, casse, cavi e microfoni. Dopo insistenti richieste, ho deciso di farmi spedire la mia batteria da casa. Dopo una settimana di trattative con mia madre, e un altra per arrivare, finalmente, tornando dall’uni, trovo accatastati i cinque pacchi contenenti la batteria. Strafelicissimo, prendo tutto e porto giù, dove inizio a tirar fuori i vari pezzi dagli scatoli, ripulire e montare… ma, mancava la spina dorsale della batteria, ovvero i reggi-tom, quelle aste di metallo che mantengono i “tamburi” circolari sulla cassa, il “tamburo” più grande che si appoggia per terra. Sconsolato, riguardo nei pacchi, ma non trovo nulla.

Mitiko Mike

Decido allora di andare in un negozio di strumenti musicali alla ricerca dei suddetti pezzi e di un piatto (tralaltro mancante). Cercando su google, trovo che ce n’é uno vicino casa, così decido di avviarmi. Raggiunta la strada, cerco il numero 114, ma dopo un po’, mi rendo conto che sto camminando per troppo tempo. Decido allora di chiedere a un vigile, e lui mi risponde “Ma cosa intendi per “negozio di musica?”” io rispondo “Strumenti musicali”. Lui fa “Vai lì in fondo poi gira a destra, trovi un negozio di musica.”. Raggiunto suddetto posto (non tanto vicino dal vigile), vi entro, ma mi rendo immediatamente conto che a) il negozio di musica è un negozio di DISCHI e che b) le barzellette sull’arma italiana sono assolutamente veritiere. Chiedo al commesso, il quale mi risponde che c’é un negozio di strumenti musicali all’inizio della via. Accaldato, incazzato e sconfortato mi riavvio in direzione opposta, ritornando indietro. Dopo molto tempo trovo un negozio di strumenti, e finalmente un pensiero positivo mi raggiunge. Vi entro.

Dopo qualche momento, mi raggiunge un ragazzo che mi chiede di cosa ho bisogno e io gli rispondo. Mi conduce al piano superiore, pieno zeppo di batterie, e a quel punto inizia a rovistare un fascicolo contenente il listino degli accessori per percussioni. Con la velocità di 10 minuti a piatto, inizio ad avere un quadro generale. Dopo un po’, sale la commessa, la signora, probabilmente la proprietaria del negozio. Inizia a chiedermi:
“Dimmi bello di cosa hai bisogno?”
“Avrei bisogno dei reggi-tom, quei pezzi di metallo che servono per mantere i tom (i tamburi) sulla cassa…”, le rispondo.
Lei inizia a storcere il naso e fa: “No bello… mi dispiace, ma…ma… queste cose non le troverai mai! Nel senso… non credo che esista un negozio che venda proprio i reggi-tom altrimenti bisognerebbe avere un negozio solo per accessori per la batteria…”

Nello sconforto più totale, inizio a pensare a come sostituirli con magari qualcosa di artigianale. Poi il ragazzo fa “Vai in ferramenta e prendi due tubi e con i morsetti li colleghi ai tom”. Io ovviamente di co “si si” e vado avanti.

“Vabbè signora, almeno mi fa vedere i piatti?”, incalzo.
“Si caro, guarda questi sono i piatti… questo è il listino, io vado giù a servire il cliente che è arrivato, tu scegli e poi mi fai sapere..”
Io rimango un po’ allibito sul come questa mi liquida in due secondi, andando a servire altri clienti e facendomi perdere tanto tempo. Ad ogni modo, inizio a provare i piatti. Erano tutti buonissimi, molto costosi (vi risparmio i venti minuti spesi nel cercare di decifrare il listino). Aspetto lei (dato che il ragazzo era meno che inutile), e quando, dopo altri venti minuti, mi raggiunge mi fa:
“Non ti sento provare i piatti bello!”
“Senta, ha un piatto economico?”, le chiedo.
“Bello, ora mi dedico completamente a te te lo giuro! Abbiamo questo bello, l’hai visto? Questo è papabile.”
Un po’ per mia ignoranza un po’ per prenderla per il culo faccio “Papabile???”
E lei “Certo…papabile… NON SAI CHE VUOL DIRE PAPABILE??? Si vede che la vostra generazione ha un lessico sterile! Io quando ero giovane…” e mi fa un quarto d’ora di biografia, dicendomi che andava al liceo e i suoi compiti erano opere darte, era bravissima, bellissima, intelligentissima. “Poi mia figlia ha fatto il liceo… era la migliore della classe ma io prendevo i suoi temi in mano e dicevo ‘Sono poveri! Sono poveri!’ Ormai avete un lessico sempre più sterile, ma non è colpa tua caro eh…”.
Io assecondo con la testa, e con volto visibilmente spazientito faccio, riferendomi al piatto: “Carino…Quanto costa?”
“Allora vediamo…”, risponde, si mette gli occhialini sul naso, e inizia: “dunque, Hip no, è un PULSE, ma non nero…è rosso… allora, no non UFIP, dunque …18 polliciuhm….”, e mentre con gli indici si aiuta a seguire righe e colonne di una tabella indecifrabile, mi fa “dunque sono 75 euro.”.

Una vocina nella mia testa fa “Quaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!??????”.

Un altro cliente entra nel negozio, e lei puntualmente mi fa “Aspetta bello, seguo il cliente e torno e poi mi dedico completamente a te”. Qualcosa mi inizia a dire che mi prende per il culo. Mentre gironzolo aspettando lei guardo giù e vedo il “cliente”, barba lunga, capelli lunghi che prova tutto convinto un tamburello enorme accompagnando il tempo con la testa come una gallina. Inizio a spazientirmi. Faccio al ragazzo che mi segue come un ombra ma continua ad essere di totale inutilità “Avete delle aste?”. Lui fa “Si seguimi”. Lo seguo, mi mostra le aste e ne scelgo una.

Dopo un po’ risale lei e fa sudata “Scusami bello, ora ti giuro mi dedico a te!”. Io completamente spazientito e conoscendo in generale i prezzi dei piatti (alti), dico “Va bene questo piatto e quell’asta”.

Scendiamo giù alla cassa e lei inizia a fare i conti, mentre il ragazzo-commesso-inutile sale e scende cinque volte perchè ogni volta si dimenticava il codice dell’asta che avevo preso, quando arriva un ragazzo che voleva un armonica da giocarci. Lei mi ignora nuovamente e fa al ragazzo “Ma vuoi una che permetta la fuoriuscita dell’aria attraverso condotti metallici, legno, ottone, a quanti buchi, che estensione?”. Il ragazzo cui visibilmente si intuiva che non aveva mai preso un’armonica in mano risponde “Signora, solo una per giocarci, devo iniziare”. Lei risponde “Ma le informazioni che mi dai non sono sufficienti!” con la faccia disperata prende un armonica da qualche parte e fa “Bello non so se va bene questa, cioè…”. Lui fa:
“Quanto costa?”
Lei: “5 euro”
“Va bene la prendo”.
Da quando il ragazzo dice l’ultima frase a quando se ne va con l’armonica comprata passano altri 20 minuti perchè lei si sente erroneamente in dovere di mostrare al ragazzo la fornitura completa ed estesa di armoniche del negozio, dalle più economiche alle più care, da quelle di metallo a quelle raffinate in legno. E io sono completamente senza pazienza.

“Scusami bello, allora dai, seguiamo a lui ora così può andare a casa”. Ormai non ci credo più.
Mentre prende una calcolatrice dei puffi e inizia a fare i conti, si perde per strada 3-4 volte nel sommare 3 valori e fare il 30% in meno complessivo. La quinta volta faccio i conti a mente e le dico direttamente io il risultato.

Le avventure non finiscono qui: sopraggiunge un mulatto e chiede alla signora, che ovviamente smette di cagarmi e si rivolge a lui:
“Scusate, quarta corda chitarra.”
Lei inizia a chiedere di quale categoria è la chitarra (classica, acustica, semi-acustica), tipo (nylon, metallo), sottotipi vari. Il signore che a stento parla italiano si mette a ridere e ripete “quarta corda chitarra”. Lei disperatissima inizia a rovistare tra le corde “Bello, e quale ti do ora?…uff”. Io per tagliare la testa al toro faccio “Vorrà una corda di chitarra classica, la più classica che c’è”. Lei mi risponde “Bello vendo corde di chitarre tutti i giorni, so quale vuole, ti do una acustica in semi-metallo!”. Il signore mulatto aveva un sorriso ebete stampato sulla faccia e ovviamente non capiva neanche una parola. Alla fine lei fa “Tanto, costano poco, le può comprare tutte se vuole così è sicuro di prendere quella giusta!”.

Dopo altri venti minuti, accaldato, stanco, spazientito, incazzato, dico “Signora mi fa il conto che me ne devo andare per cortesia?” e lei “Si si bello hai ragione, ora mi dedico solo a te!”.

Poi si avvicina malignamente e mi farfuglia
Vuoi lo scontrino?
“EHH??”, faccio io.
“Perchè se non lo vuoi ti faccio il 10% di sconto in più!”
Io tiro fuori la carta di credito e lei fa:
“Ah no no no! Allora niente!”

Prende la carta, la striscia nella macchinetta e si verifica la catastrofe. Con faccia sconsolata mi fa
“Ma non è bancomat?”
“No carta…”
“Bello…mi spiac…”

Neanche la lascio finire, dico “Arrivederci” e me ne vado visibilmente incazzato.
Quando esco dal negozio, la prima cosa che mi viene in mente è “Signori miei, ma ne volete voi!!!

p.s.: trovo un altro negozio di strumenti dedicato alla batteria e trovo un buon piatto a prezzo stracciato, asta ottima, e guarda un po, anche i reggi-tom

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Una Risposta to “Si bello…no caro…”

  1. Danilo AKA Ass0` said

    hahahaa….massimooo!!! huahauhauahuahuhauhuahuaaa….Troppo forte… ma ke kazzo di negozio è??
    Ma ce la fa ad arrivare a fine meseee???
    75 euro…quaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa??’ hauahuahauhauhauahuaha troppo forteeee!!!

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